Comunicazione visiva: i colori, il sistema sottrattivo CMYK
Cosa accade quando la luce che colpisce i recettori sulla retina non proviene direttamente da una sorgente, ma è riflessa da una superficie interposta?

Il colore visibile di una qualsiasi superficie dipende infatti dal potere di quella superficie di assorbire una parte della luce ricevuta dall’ambiente e di rimandarne verso l’osservatore la parte non assorbita sotto forma di luce riflessa.
I tre colori di base utilizzati nel sistema sottrattivo sono: il ciano, il giallo e il magenta.
Ciascuno di essi ha la proprietà di bloccare, cioè di sottrarre alla vista, uno dei colori primari della sintesi additiva e di riflettere gli altri due.
Ciano, giallo e magenta sono perciò considerati i colori primari della sintesi o mescolanza sottrattiva, cioè di quella mescolanza di pigmenti che genera la visione di colori in dipendenza dal modo in cui essi riflettono la luce bianca.
Come il metodo RGB, anche CMYK è uno specifico metodo per la visualizzazione dei colori.
Partendo da tre colori complementari a quelli RGB, abbiamo il: C (ciano), M (magenta,) Y (giallo), la K sta ad indicare il nero.
Miscelando questi colori in modo sottrattivo possiamo ottenere quasi tutti i colori possibili.
Il metodo consiste nel “togliere” dalla parte riflessa un colore base, infatti:

- il ciano assorbe il rosso
- il magenta assorbe il verde
- il giallo assorbe il blu
Il metodo sottrattivo viene applicato in tutte quelle circostanze in cui i colori sono generati per riflessione di raggi di luce (ad esempio pellicole, stampe, ecc…), illuminate da luce bianca.

Prendiamo per esempio una foto stampata, il colore a occhio nudo appare pieno.
In realtà è stampato sulla carta tramite un pattern puntinato controllato a computer, detto rosette.

pattern puntinato
Un problema che ha bisogno di essere affrontato quando si parla di sistema RGB e CMY è la questione dei vincoli di gamma. La rappresentazione di tutta la gamma, di percezione del colore umano è piuttosto grande.
Tuttavia, i modelli RGB e CMY sono limitati e la gamma di colori che possiamo riprodurre è di gran lunga inferiore a quello che possiamo realmente vedere coi nostri occhi.
Anche se non precisa, l’illustrazione qui sotto mostra chiaramente i limiti dei due sistemi rispetto alla vasta percezione dell’occhio umano:
I due modelli sono differenti e ci sono molti colori RGB che non possono essere prodotti utilizzando CMY (K), e viceversa.
Queste differenze nella gamma possono creare problemi e forti differenze nella produzione del colore a schermo e nella stampa delle pagine, infatti per ovviare a questo problema, si è cercato di dare una standardizzazione dei colori mediante l’utilizzo dei colori PANTONE, ovvero delle codifiche secondo uno standard internazionale.
Questi codici permettono ai grafici di sapere esattamente quale colore stampare, senza perdere tempo in prove di stampa e confronti con campioni che a volte, possono non essere perfetti.





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Ottimo articolo, Grazie Albe!
Ottima sintesi!
Finalmente un po’ di chiarezza. Grazie.
Direi che è un articolo estremamente interessante,sei l’unico che mi ha fatto capire bene cosa sono i colori Pantone. Devo dire che tutta la serie di post riguardanti la comunicazione visiva è molto interessante.
Ottimo articolo come al solito sempre al top
Come iniziare bene Dicembre!!!! Albe Rulez!
Grazie per i complimenti!
Albe tu sei malato … Io studio sui tuoi articoli, sono più chiari delle slides. Grazie per gli appunti
Bravo alberto ottimo articolo.
@ Roberto: manca tutta la parte dei retini il resto c’è tutto con parti in aggiunta.